Dal 1. settembre Locarno ha un nuovo direttore artistico : il francese Olivier Père, 38 anni, porta a Locarno la sua esperienza maturata a capo della Quinzaine des réalisateurs del Festival di Cannes e quale programmatore alla Cinémathèque française. In un’intervista ci presenta la sua visione del Festival e espone le sue ambizioni per Locarno.
1. Come vede il "suo" Festival di Locarno?
Locarno ha un’identità forte e una grande tradizione, che si impegna sin dalle origini a scoprire e a rivelare nuovi cineasti e nuovi territori. Questo approccio mi appassiona da sempre e intendo rimanervi fedele. Locarno è un festival importante, utile per una visione complessiva sul cinema di oggi: il nostro sarà uno sguardo a 360 gradi, con grande attenzione sul cinema d’autore. Poi, immagino un festival che renda più vivi i film, che valorizzi le parole dei registi, dove si organizzino incontri, retrospettive, omaggi; un festival che sappia ogni anno sorprendere.
Voglio anche un festival accogliente, serio e simpatico allo stesso tempo; un evento che soddisfi un pubblico ampio ed eterogeneo proponendo ottiche molteplici, e che non perda mai di vista la cosa principale: una programmazione esigente e di qualità. Nello specifico, questo significherà dare uguale importanza ai concorsi e alle proiezioni speciali, alla Piazza Grande così come agli omaggi e alle retrospettive.
2. Cosa porterà di nuovo nel 2010?
Affinché Locarno sia un festival più efficace e più piacevole per tutti, bisogna che ci siano meno film. Per questo ho deciso di abolire la sezione Ici et Ailleurs. Altro fatto importante è la ridefinizione dei campi d’azione tra i due concorsi di lungometraggi: il Concorso Cineasti del presente sarà d’ora in poi riservato alle opere prime o seconde di giovani registi, mentre il Concorso internazionale manterrà il suo aspetto più generalista.
3. Lavorerà con una nuova squadra?
Ho chiamato un nuovo comitato di selezione. Credo sia normale cambiare i selezionatori quando si entra a dirigere un festival; è importante poter contare sulla propria squadra, con cui si è abituati a confrontarsi, a discutere, ad avere gusti e visioni in comune. Il nuovo comitato è molto internazionale, ed è composto da cinque persone con cui collaboro da tempo. Il nostro obiettivo sarà di lavorare nel modo più efficace possibile per creare un programma ambizioso.
4. La Piazza Grande è il cuore e la vetrina del Festival: un contesto magico sotto le stelle, lo schermo gigante e 8'000 spettatori ogni sera. Cosa vedremo sulla “sua” Piazza?
Bisogna riuscire a trovare film che siano degni di questo spazio. La sfida consiste nel condividere le opere che ci sono piaciute con l’ampio pubblico della Piazza. Poiché amo molto il cinema hollywoodiano, lo vedremo sicuramente in Piazza Grande. Contrariamente alla linea difesa finora dai miei predecessori, vorrei anche proporre alcuni film evento già presentati in altri festival.
5. Come già annunciato, la retrospettiva 2010 sarà dedicata a Ernst Lubitsch, il maestro della commedia. Perché questa scelta?
Rappresenta un ritorno alla storia del cinema e alle grandi retrospettive “classiche” che fanno parte della tradizione del Festival e della sua identità. Penso che Lubitsch rappresenti la scelta perfetta in questa direzione. E` uno dei più grandi registi della storia del cinema; la sua opera ha avuto una grossa influenza su generazioni di cineasti e resta un modello insuperabile; e poi… è uno dei miei registi preferiti. Mi interessava anche mettere in luce la commedia, un genere che viene tuttora considerato « minore » rispetto agli altri. Infine, ho pensato all’aspetto gioioso che deve avere un festival e vedere le commedie di Lubitsch è un immenso piacere, un regalo che mi sentivo di offrire agli spettatori di Locarno, soprattutto quelli più giovani che lo conoscono poco o lo devono ancora scoprire.
6. A Locarno, c’è spazio per il “glamour”?
Anche su questa questione c’è un’intesa completa tra me e il Presidente Marco Solari. Non si può fare una netta distinzione tra un festival che s’interessa solo al cinema d’autore e un festival che punta solo su paillettes e star. Il glamour rappresenta un aspetto importante, ma deve essere adattato all’identità della manifestazione. Sin dagli inizi Locarno ha sempre accolto grandissime personalità del cinema e della cultura, venute da tutto il mondo per presentare un film, partecipare a un dibattito o a una giuria, ricevere un premio… La particolarità di Locarno è però che qui, anche gli ospiti più prestigiosi vivono il Festival assieme ai festivalieri in un’atmosfera semplice e conviviale. Non è raro incontrarli per le vie della città o la sera nei luoghi festivi; e spesso si prestano ad appassionanti dibattiti con il pubblico. Proprio in questa ottica, con la mia squadra desidero invitare registi e attori che ammiriamo, anche con una notorietà internazionale alle spalle conquistata grazie ai film che hanno realizzato o interpretato. E lavoreremo affinché qualcuno di loro possa essere presente a Locarno quest’anno.
7. Qual è la forza di Locarno di fronte alla concorrenza degli altri festival cinematografici?
Sicuramente la sua storia, ricca di scoperte e di film importanti; lo spirito di libertà; quel misto di serietà e di piacere che sono il segreto del successo. Locarno ha anche la fortuna di essere situata in una regione meravigliosa, e di potere accogliere i festivalieri in un contesto eccezionale, offrendo loro un’atmosfera di rara convivialità. E infine, c’è la Piazza Grande, un luogo assolutamente unico – con una qualità di proiezione incredibile – che fa sognare i registi di tutto il mondo e regala ogni sera momenti di cinema indimenticabili.
8. Quali sono le sue ambizioni per il futuro della manifestazione?
Locarno deve ritrovare un posto di primissimo piano nel mondo festivaliero internazionale, rafforzando il suo prestigio e la sua posizione strategica per la scoperta dei nuovi autori del cinema contemporaneo e dei grandi registi di domani. Il nostro scopo sarà quindi di rendere Locarno ancora più importante e più attraente, sia per i giovani talenti, che per i grandi attori e cineasti che vorremmo invitare e omaggiare.
9. Oggi si va sempre meno al cinema e sempre di più, i film si scaricano da internet. Che ruolo può ancora avere, secondo lei, un festival cinematografico in questo contesto?
Un festival di cinema dovrebbe essere il luogo in qualche modo utopico, dove appassionati e professionisti di tutto il mondo si ritrovano per vedere i film su grande schermo, e in seguito difenderli, amarli o criticarli. E` l’antitesi di uno spazio virtuale dove i film non hanno più realtà fisica e sono visti individualmente sullo schermo di un computer. I festival sono il posto dove fare scoperte estetiche… e dove incontrare altre persone. E` una finestra aperta sul cinema e sul mondo.
Inoltre è importante che un festival riunisca intorno alle sue scelte artistiche una comunità internazionale di cinefili che potranno in seguito avere un’influenza positiva sul destino di un film o di un regista. La scoperta di un nuovo autore è il frutto di un lavoro di squadra, è una catena che passa attraverso critici e programmatori. In questo processo i festival continuano a svolgere un ruolo di primo piano.
10. Quali sono i tre film che porterebbe con sé su un’isola deserta?
Tre film, sono troppo pochi! Ne citerò un po’ di più, tanto per cominciare…:
Cutter’s Way (Ivan Passer)
Ludwig (Luchino Visconti)
My Darling Clementine (Sfida infernale) (John Ford)
Faisons un rêve (Sacha Guitry)
Phantom of the Paradise (Il fantasma del palcoscenico) (Brian De Palma)
La Règle du jeu (La regola del gioco) (Jean Renoir)
Death Proof (Grindhouse - A prova di morte) (Quentin Tarantino)
Der Tiger von Eschnapur / Das indische Grabmal
(La tigre di Eschnapur / Il sepolcro indiano) (Fritz Lang)
The Ladies Man (L’idolo delle donne) (Jerry Lewis)
L’uovo del serpente (Ingmar Bergman)
Heaven’s Gate (I cancelli del cielo) (Michael Cimino)
Professione: Reporter (Michelangelo Antonioni)
The Shining (Stanley Kubrick)
Dodesukaden (Akira Kurosawa)
Soylent Green (2022: i sopravvissuti) (Richard Fleisher)
Le Mépris (Il disprezzo) (Jean-Luc Godard)
Intervista: Alessia Bottani